La radicalizzazione

Secondo il pensiero di Peter Neuman il radicalismo è “quel processo che collide con i valori umani fondamentali come la tutela della vita umana, delle libertà (di pensiero, espressione, di circolazione, di adesione ecc), dei diritti umani”.

Il processo di radicalizzazione può essere definito come quel percorso che porta un individuo ad abbracciare una visione estrema, totalitaria che comporta appunto (come dice il termine stesso) una soluzione “radicale”, estrema, priva di compromesso o dialogo per contrastare e rovesciare l’ordine esistente. Radicalizzazione che è spesso l’anticamera dell’estremismo violento o terrorismo, ovvero il raggiungimento degli obiettivi ideologici preposti tramite l’uso della violenza.

Dunque la “visione radicale”, “l’estremismo” sono quella componente ideologica che può giustificare e supportare il passaggio all’azione violenta (il meccanismo chiaramente non è automatico. Non tutti gli estremisti abbracciano necessariamente la violenza).

In ogni caso, attendere che un’organizzazione radicale sconfini nel terrorismo significa l’aver perso in partenza perchè implica che non si è fatta un’adeguata attività preventiva.

La radicalizzazione può essere di stampo ideologico-politico, religioso, politico-religioso e  va sempre analizzata sul piano multi-dimensionale: psicologico, sociale ed economico.

Senza un’adeguata comprensione del fenomeno non può esservi alcuna pretesa di mettere in atto politiche di de-radicalizzazione, in particolare in una fase (attuale e legata al radicalismo islamista di stampo qaedista e Isis) in cui il concetto stesso di de-radicalizzazione appare superato e poco utile.

 

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